Andrea Eliseo e Gianluigi Fiorillo, entrambi laureati in Odontoiatria, specialisti in Ortognatodonzia e relatori di fama nazionale e internazionale, si occupano da anni di ancoraggio scheletrico mediante l’utilizzo delle miniviti in ortodonzia. La minivite, o miniscrew, è un dispositivo ortodontico utilizzato solitamente per l’ancoraggio scheletrico quando vogliamo spostare i denti nel sito desiderato. Si tratta di una versione semplificata del comune impianto dentale, di dimensioni minori e composto di un unico elemento. Come nel caso degli impianti, l’inserimento delle miniviti nelle sedi ossee, preceduta da un’attenta pianificazione preliminare e da un’indagine radiografica, avviene in anestesia locale. Terminato l’inserimento, si può caricare immediatamente la parte affiorante con la trazione elastica o aspettare una parziale guarigione dei tessuti. Grazie a questo tipo di ancoraggio scheletrico possiamo effettuare diversi spostamenti, anche di tipo complesso come intrusioni, estrusioni, tipping, mesializzazioni, distalizzazioni, vestibolarizzazioni, lingualizzazioni di un dente o di un gruppo di denti, disinclusioni ottenute tramite il sistema E.D.S.(easy disimpaction system) ideato dal dott. Andrea Eliseo. L’uso delle miniviti in ortodonzia risulta chiaramente vantaggioso rispetto ai sistemi alternativi di ancoraggio dentale; infatti non si corrono rischi di spostamenti indesiderati degli altri denti e, a differenza di sistemi come la trazione extra-orale, non è richiesta una stretta collaborazione da parte del paziente. L’operazione di disinserzione a fine trattamento è molto semplice e di solito non richiede anestesia locale. Approfondendo questo argomento specifico i dottori Andrea Eliseo e Gianluigi Fiorillo hanno trasferito la loro lunga esperienza e la loro ampia casistica nel libro/atlante dal titolo “Miniscrew, Atlante di utilizzo clinico” di recente uscita e di facile consultazione.

Dott. Eliseo, perché utilizzare le miniscrew in ortodonzia? Cosa le distingue da altri tipi di ancoraggio?

Le miniscrew possono essere considerate tra le più grandi innovazioni in ambito ortodontico nel corso degli ultimi 25 anni. La loro facilità di inserzione, il loro ingombro ridotto e la possibilità di essere caricate immediatamente permettono ai colleghi di ridurre notevolmente i tempi clinici, migliorando sia l’efficacia della terapia sia bypassando la scarsa compliance dei pazienti “pigri” o poco disposti a seguire in maniera rigida le varie terapie alternative.

“Miniscrew, Atlante di utilizzo clinico” è il titolo del libro a firma sua e del dott. Gianluigi Fiorillo, che sembra equivalere ad un corso di aggiornamento sulle miniscrew per neofiti. È così oppure c’è dell’altro?

In effetti il libro nasce dai nostri corsi di aggiornamento sull’ “Ancoraggio scheletrico”, durante i quali fornivamo ai partecipanti un sillabo con i casi clinici mostrati. Il gradimento da parte dei colleghi ci ha suggerito di trasformarlo in un libro, al quale ci siamo dedicati durante il primo lockdown, approfittando dell’assenza dal lavoro e della forzata permanenza in casa. Il testo si propone di dare suggerimenti clinici chiari e diretti sui possibili impieghi delle miniscrew attraverso l’uso delle immagini, permettendo al lettore di “rubare con gli occhi” i metodi utilizzati nei casi clinici. L’Atlante è stato pensato per affiancare i colleghi nelle fasi di pianificazione, esecuzione e controllo di biomeccaniche utilizzabili nella pratica clinica quotidiana, così da favorire un approccio problem solving immediato. L’utilizzo delle miniviti permette di semplificare l’approccio, risolvere molti casi ortodontici e soprattutto affrontare con tranquillità quelli complessi.

Dott. Fiorillo, perché questo titolo e quale l’obiettivo? 

La scelta del titolo riassume la nostra filosofia ortodontica: descrivere casi clinici documentati con chiarezza. Le modalità con cui si possono semplificare le biomeccaniche avvalendosi di ancoraggi scheletrici può agevolare il modo di fare ortodonzia in diverse situazioni. L’Atlante indica al lettore come ottenere con immediatezza la soluzione di spostamenti dento-alveolari complessi riscontrabili quotidianamente nell’attività clinica. L’abbiamo scritto con l’obiettivo di stimolare il superamento delle remore: infatti le miniscrew sono viste come uno strumento di natura chirurgica, che spaventa e fa immaginare la necessità del contributo da parte di un collega abituato alla vista del sangue. Parlo per paradosso, naturalmente, ma questo molto spesso è l’approccio sbagliato verso l’ancoraggio scheletrico. Tramite immagini, abbiamo voluto far passare l’idea che mettere una minivite non è più complicato di incollare un bracket o applicare gli attachment prima degli allineatori.

Dott. Eliseo e dott. Fiorillo, quindi l’ortodontista medio può avvalersi del libro-atlante per acquisire una preparazione specifica? A vostro avviso si tratta di una tecnica alla portata di tutti?

L’Atlante è strutturato per affiancare l’ortodontista in tutte le fasi di pianificazione, esecuzione e controllo della maggior parte delle biomeccaniche riscontrabili in ortodonzia, come disinclusione di canini ,associazione di miniviti con aligners e terapie pre-protesiche. La tecnica è alla portata di qualsiasi collega, anche grazie alle tante immagini che costituiscono una parte significativa del testo, purché si abbia una buona conoscenza anatomica del distretto cranio-facciale e si sia studiato bene il caso. Tra le accortezze ricordiamo una corretta distanza di sicurezza dalle strutture sensibili (vasi, nervi,ecc) e una distanza minima dalle radici di circa 1,5 mm.

Dott. Fiorillo, quale futuro per l’attività didattica e per il libro?

Continueremo con i corsi residenziali in collaborazione con Dentaurum Italia per proporre ogni volta contenuti sempre innovativi, stimolanti e utili nella pratica quotidiana dei corsisti. Il libro farà parte del pacchetto formativo perché omaggiato ai partecipanti. Nel futuro del libro c’è una versione in lingua inglese a cui siamo lavorando e la realizzazione di un secondo volume con nuovi casi presentati nella modalità iconografica già nota.

Dott. Eliseo, lei collabora con molte università italiane e straniere. Ci può dire quali sono i punti in comune e quali le differenze con l’ortodonzia italiana?

L’ortodonzia italiana è sicuramente maggiormente influenzata dalle scuole di pensiero ortodontiche europee. Le università italiane trasmettono un ampio know how, per cui la formazione teorica prevede un ampio background culturale, mentre le università straniere tendono ad essere scuole dove la parte pratica ha un rilievo maggiore, anche se si tratta di seguire gli stessi dettami sia che ci si trovi in Italia che all’estero.

Cosa si propone di fare come presidente SUSO Molise, tenendo conto che si trova in una regione quasi dimenticata che non ha mai fatto parlare di sé?

 Seppur piccola, la mia regione può vantare un nutrito gruppo di colleghi che contribuiscono a mantenere l’ambiente ortodontico culturalmente vivace. SUSO Molise, già qualche mese fa, ha preso attivamente parte al II Congresso Adriatico di Bari, che è stato il primo di una serie di eventi a livello nazionale nel calendario di SUSO Molise. Io ho avuto l’opportunità di relazionare sui canini inclusi e sul trattamento delle seconde classi all’interno di un momento formativo molto ricco e partecipato. Giorni che ci hanno dato la carica e l’entusiasmo per procedere nel percorso appena intrapreso, tanto che, insieme al direttivo, sto lavorando per dare al nostro territorio maggiore peso e massima risonanza. Ci stiamo impegnando soprattutto per attuare progetti e iniziative volti a favorire la nostra specialità ortognatodontica, con particolare attenzione verso i colleghi più giovani.

Dott. Eliseo, tra tante attività di natura professionale le rimane del tempo libero? E se si, come lo impiega?

Appena posso cerco di ritagliarmi del tempo libero da dedicare soprattutto allo sport. Il tennis è la mia prima passione sportiva, ma negli ultimi anni mi sono avvicinato al Padel che ormai sta spopolando; giochiamo con gli amici un po’ tutto l’anno, restrizioni anti Covid permettendo, mentre nei mesi invernali dedico qualche weekend allo sci.


Patrizia Biancucci

Fonte: managementodontoiatrico.it